Impatto ambientale dell’alimentazione

natura

Tutte le attività umane impattano sull’ambiente, in modo più o meno evidente. La produzione di alimenti non fa eccezione…

Gli allevamenti possono essere definiti “fabbriche di proteine alla rovescia“: per produrre 1 kg di carne servono circa 15 kg di cereali, sotto forma di mangimi vegetali coltivati appositamente… ricordiamo che anche i cereali contengono proteine e associati ai legumi offrono l’intera gamma di amminoacidi essenziali. Gli allevamenti sono, quindi, macchine estremamente inefficienti. Ogni processo produttivo richiede energia e materie prime per fornire un output, che si accompagna, in genere, con un quantitativo più o meno rilevante di emissioni inquinanti. Utilizzare quei 15 kg di cereali per nutrire direttamente la popolazione, anziché convogliarli nella realizzazione di un singolo kg di carne eviterebbe, in primis, un evidente spreco di risorse e la diffusione di sostanze inquinanti.

Il rapporto 1 a 15 rappresenta una media, che varia molto a seconda della specie animale considerata (da un minimo di 1 a 3 a un massimo di 1 a 30). Questa relazione non considera, però, gli scarti di produzione (nella macellazione gli scarti rappresentano spesso il 50% o addirittura il 70% del peso totale dell’animale). Anche il rapporto medio 1 a 15 risulta quindi sottostimato… per produrre 1 effettivo kg di carne destinato al consumatore finale servirebbero circa 30 kg di cereali.

Il 70% dell’acqua usata dagli umani è impiegata in zootecnica e in agricoltura. Nel settore agricolo la maggior parte di quest’acqua è utilizzata per produrre il nutrimento destinato agli allevamenti. Per 5 kg di carne servono 500.000 litri di acqua, che equivale circa al consumo totale di una famiglia media in 1 anno. Risulta evidente come sia impossibile nutrire le future generazioni con gli attuali modelli alimentari dei paesi occidentali.

Per fare un esempio concreto, in 1 anno, un ettaro di terra

  • coltivato a patate nutre 22 persone,
  • coltivato a riso nutre 19 persone,
  • dedicato all’allevamento bovino nutre 1 persona,
  • dedicato all’allevamento di agnelli nutre 2 persone.

La richiesta d’acqua diventerà uno dei maggiori problemi del nostro secolo, con il rischio che i paesi più ricchi importino “acqua virtuale” acquistando cibo (mangimi animali o carne) dai paesi più poveri, dove l’acqua a disposizione della popolazione già scarseggia.

Anche i consumi energetici propendono chiaramente a favore della coltivazione destinata a nutrire direttamente l’uomo: per ottenere 1 Kcal di proteine dal grano occorre spendere 2,2 Kcal di combustibile fossile; per ottenere 1 Kcal di proteine da cibi animali occorre spendere in media 25 Kcal di combustibile fossile (40 per la carne bovina, 39 per le uova, 14 per il latte).

Anche l’utilizzo di prodotti chimici e l’inquinamento che ne consegue è aumentato in misura rilevante con l’incremento di consumo di prodotti animali. Dal 1945 l’impiego di pesticidi è almeno duplicato e negli USA l’80% degli erbicidi è impiegato nei campi coltivati a soia e mais destinati all’alimentazione degli animali da carne. La coltivazione standardizzata per la produzione di cibo per gli animali, inoltre, impoverisce i terreni, a differenza della rotazione delle colture normalmente applicata per le produzioni destinate direttamente agli umani. Questo impoverimento è, in parte, compensato dal maggiore utilizzo di fertilizzanti industriali.

A tutto ciò si aggiunge il problema delle deiezioni. Da tempo ormai, gli escrementi dei bovini che vivono negli allevamenti intensivi non possono essere utilizzati come concimi a causa dei loro livelli eccessivi di fosforo e azoto (minerali presenti in grande quantità nei mangimi e per lo più espulsi), che rischierebbero di inquinare i corsi d’acqua e le falde. Vengono quindi creati depositi per le deiezioni, che hanno già causato diversi disastri ambientali. Negli Stati Uniti si stima che gli allevamenti intensivi inquinino più di tutte le altre fonti industriali messe insieme…

Anche disboscamento e desertificazione sono strettamente correlati alla nostra alimentazione. La maggior parte dei terreni disboscati nella Foresta Amazzonica, in Brasile, Bolivia, Colombia e Costa Rica sono adibiti a pascolo per i bovini (il 60% della deforestazione tra 2000 e 2005). Si tratta di aree non adatte al pascolo, che dopo pochi anni diventano sterili, rendendo necessario uno spostamento… il 70% dei terreni ad oggi adibiti al pascolo sono in via di desertificazione.

L’effetto serra è un altro grave problema che trarrebbe beneficio dalla riduzione del consumo di cibi animali. Il 27% del metano e il 65% dell’ossido di azoto immessi nell’atmosfera vengono da allevamenti, con un impatto rispettivamente superiore all’anidride carbonica di 23 e 296 volte. Le emissioni di gas serra provengono per il 18% dall’industria, per il 18% dagli allevamenti e per il 13,5% dai trasporti.

Nel 2008 Foodwatch ha condotto uno studio molto interessante, esprimendo l’impatto del tipo di alimentazione in km di una BMV, ecco cosa è emerso:

  • vegan –> 280 se BIO, 630 se non BIO;
  • latto-ovo vegetariana –> 1980 se BIO, 2430 se non BIO;
  • onnivora –> 4380 se BIO, 4760 se non BIO.

Il “chilometro-zero” ha un peso nel ridurre l’impatto ambientale, ma molto contenuto rispetto alla scelta della qualità del cibo (vegetale o animale) che acquistiamo.

Infine si registra un importante risvolto sociale. Siamo in più 7 miliardi di persone al mondo, di cui circa 1 miliardo è denutrito e 1 miliardo in sovrappeso. Circa 145 milioni di tonnellate di cereali e soia sono oggi destinate al bestiame, per produrre 21 milioni di tonnellate tra uova, latte e carne. Si sprecano così 124 milioni di tonnellate di cibo vegetale. Lo slogan che riassume queste analisi è Food versus Feed: oggi 2 terzi delle terre fertili sono utilizzate per coltivare mangime per animali anziché cibo per umani e circa il 90% della soia coltivata al mondo è destinata alla produzione di cibo animali. L’attuale modello alimentare richiederebbe il 250% delle terre emerse per nutrire tutta la popolazione mondiale, il modello vegan ne richiede il 50%.

I benefici di una dieta vegana equilibrata? La nostra salute migliora, non diventiamo complici delle crudeltà perpetrate sugli animali, preserviamo l’ambiente e l’unico pianeta che abbiamo a disposizione… there is no planet B.

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