La banalità del male… ancora troppo attuale

cruelty free

Una premessa si rende necessaria: sono consapevole del fatto che la gravità dell’Olocausto difficilmente possa essere paragonata ad altre vicende. Quello che in questo articolo mi interessa sottolineare è l’attualità di un pensiero politico-filosofico, che esprime concetti che si prestano ad interpretare non solo i totalitarismi, ma anche situazioni che – SOLO per certi versi – potrebbero risultare ad essi assimilabili. Tra queste situazioni ho scelto di parlare delle nostre consolidate abitudini alimentari. Seppur con una veste differente, alcuni parallelismi di natura simile sono già stati esposti nelle opere di Jonathan Safran Foer.

“La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme” è un saggio di Hannah Arendt, pubblicato nel 1963. L’autrice fu inviata dal giornale New Yorker alle sedute del processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista processato per genocidio. La sua opera si sviluppa a partire da queste vicende e offre un’occasione per riflettere sulla genesi del male. Ma cosa c’entra con il veganesimo? Esaminiamo alcuni aspetti.

La conclusione cui giunge Hannah Arendt è molto interessante e può risultare sconcertante: il male perpetrato dalla maggior parte di coloro che avevano reso possibile l’Olocausto non può essere ricondotto ad un indole malvagia radicata negli animi, bensì, molto più semplicemente, all’INCONSAPEVOLEZZA del significato delle azioni compiute.

Hannah Arendt sviluppa anche un’opinione chiara circa come sia stato possibile il verificarsi dell’Olocausto. Dalle dichiarazioni di Eichmann e di altri ufficiali delle SS emerge come NESSUNO FOSSE RESPONSABILE, o meglio, come nessuno si sentisse responsabile. Molti degli interrogati nel processo di Norimberga dichiararono di aver fatto solo il proprio lavoro – che generava terribili conseguenze, ma si trattava pur sempre di azioni eseguite su indicazione di ordini superiori. Eichmann stesso si sentì una vittima, ingiustamente perseguitata per aver semplicemente eseguito gli ordini.

Viene messo in luce come possa essere difficile identificare un crimine quando l’intera società vive in quel crimine, quando ossia il crimine stesso sia perpetrato e promosso dallo STATO. Per molti, in un contesto simile, può risultare difficile distinguere il bene e il male.

In sua difesa Eichmann si appellò anche alla cosiddetta “azione di stato” o “Ragion di Stato”, al fine di cercare un giustificativo per la sua condotta. La Ragion di Stato, tuttavia, si può manifestare in condizioni estreme, a fronte di necessità che portano ad agire in un contesto di EMERGENZA per tutelare l’ordine legale… una situazione molto distante da quella in cui versava il Terzo Reich negli anni ’30 e nei primi anni ’40.

Ciò che maggiormente sembra colpire l’autrice è il fatto che Eichmann appaia come una persona mediocre. Questa sua NORMALITA’ è l’aspetto che maggiormente spaventa. Il gerarca nazista non presenta il profilo di un mostro, di un sadico, di un personaggio eccezionale nella sua propensione verso la crudeltà, bensì risulta essere un uomo qualunque, quasi chiunque avrebbe potuto trovarsi al suo posto e immedesimarsi nella sua vita. Eichmann forse non era particolarmente intelligente, ma non era neppure uno stupido e ciò su cui maggiormente l’autrice si concentra è la sua mancanza di idee e di opinioni. Questo essere totalmente assorbito dal mondo che lo circonda fece sì che Eichmann non si rendesse neppure conto della gravità di ciò che stava facendo.

[Eichmann] Non era stupido, era semplicemente senza idee. Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell’uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme.”

“Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso.”

Hannah Arendt evidenzia che è proprio grazie ai numerosi Eichmann, che possono costituire una parte ragguardevole della società, che il nazismo aveva potuto affermarsi e proliferare: semplicemente sfruttando la propensione di uomini – tanto normali da rasentare la mediocrità – ad ACCETTARE come immutabile e corretto il mondo circostante e le sue regole. Il nazismo era stato abile nello sfruttare la propensione umana ad allontanarsi dalle proprie responsabilità e a divenire parte di un ingranaggio che non si ha interesse a mettere in discussione.

Quale sarebbe quindi la genesi del male? Il male coincide con l’essere inconsapevole, spesso volontariamente inconsapevole. Significa essere il braccio intenzionalmente inconsapevole di altri… una circostanza che non richiede una particolare indole né specifiche competenze, ma che – anzi – risulta essere molto comune, persino banale.

Ed ecco come quest’opera si riveli tanto attuale ancora ai giorni nostri, anche applicata ad un contesto molto diverso. Come anticipato nella premessa ribadisco che probabilmente nulla è paragonabile alla gravità dell’Olocausto. Non posso, tuttavia, far meno di scorgere alcune linee di fondo, alcune tendenze della natura umana, che almeno in parte sembrano accompagnare anche la società odierna.

Oggi molti non vogliono vedere cosa si nasconde dietro i prodotti di origine animale che con volontaria inconsapevolezza portiamo sulla nostra tavola. Nell’era del web le informazioni sono facili da reperire, come è facile identificare le notizie attendibili dalle fake news (basta verificare la fonte). Che l’industria del latte, della carne, del pesce e delle uova siano crudeli non è un segreto, che il consumatore non sia in grado di conoscere la provenienza degli ingredienti dei prodotti che acquista neppure, ma si preferisce non parlarne, non indagare, non sapere.

E se l’intera società e lo stesso Stato tollera, accettandoli e condividendoli, i principi alla base del funzionamento dell’industria zootecnica (massimizzazione dei profitti attraverso abbattimento dei costi – costi quel che costi), si vive tutti nello stesso crimine, perdendo di vista il bene e il male. Strappare ad un madre il suo cucciolo per destinare il latte al mercato (le mucche vengono inseminate artificialmente e devono partorire per produrre latte e quel latte non basta per vitellino e consumatori), selezionare geneticamente polli deformi per aumentare la produttività, costringere galline ovaiole in spazi piccolissimi per aumentare il numero di uova prodotte, tritare vivi i pulcini maschi, trattare molti cuccioli come scarti di produzione, costringere le scrofe a partorire in gabbie minuscole senza possibilità di contatto con i piccoli, amputare becchi, code, testicoli per evitare episodi di cannibalismo da stress… diventano azioni normali, che non vogliamo conoscere e che tolleriamo, accettiamo, avvalliamo e con i nostri acquisti finanziamo.

Ma dov’è la responsabilità? In genere il consumatore non si sente responsabile, in fin dei conti lui non può farci nulla, non può mica dettare le regole o verificare le condizioni degli allevamenti… e invece è il primo responsabile, perché oggi il consumatore tutto può. Le alternative ai prodotti di origine animale esistono e sono numerose e nel contesto attuale è la domanda che determina l’offerta. E non viviamo certo in situazioni di emergenza, quanto meno non di emergenza alimentare. La salute dei paesi occidentali potrebbe solo ed esclusivamente trarre beneficio dall’adozione di una dieta vegana e ne trarrebbe beneficio anche il pianeta che stiamo distruggendo pur di non cambiare le nostre abitudini e non mettere in dubbio l’ingranaggio di cui facciamo ormai parte.

L’umanità è quindi tutta cattiva? No, purtroppo siamo solo per lo più normali. Ma questa normalità è pericolosa perché diventa facilmente sinonimo di mediocrità. Tutti possiamo uscire da questa normalità e tutti possiamo fare la nostra parte, nel limite delle nostre possibilità. TUTTI, nessuno escluso.

Serve però informazione, serve consapevolezza, serve interrogarsi su cosa stiamo portando in tavola, serve assumersi la propria quota di responsabilità – senza delegarla al supermercato in cui facciamo gli acquisti o allo Stato, serve ragionare e farsi una propria idea (basata su informazioni oggettive e su fonti attendibili), serve attaccare il cervello, serve essere disposti a mettersi in discussione e ad uscire dalle routine consolidate.

“E’ nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato.”

Non siamo costretti ad essere Eichmann. Possiamo scegliere se essere parte del problema o della soluzione… ma per prima cosa dobbiamo visualizzare il problema: nel 2021, in particolare in occidente, consumare prodotti di origine animale è un problema (è crudele, distrugge il pianeta, minaccia la nostra salute). Tu sei disposto ad agire?

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