L’industria della pesca

cruelty free pesca pescato

Tendiamo a considerare i pesci come animali “inferiori”, diversi e questo rende più facile ignorare il percorso di sofferenza che porta sui nostri piatti queste splendide creature, che spesso vivono in branchi dall’organizzazione complessa, capaci di provare affetto, dolore ed emozioni.

Etica

La morte inflitta ai pesci è tra le peggiori… un pesce allontanato dall’acqua si dibatte, nel disperato tentativo di riuscire nuovamente a respirare, annaspando fino all’asfissia, con tempi di agonia che possono essere molto lunghi.

Tra i pesci che normalmente compaiono sulle nostre tavole non mancano specie dalla grande intelligenza come i polipi, animali che dimostrano elevate capacità di risoluzione di problemi complessi. Vi sono poi specie cacciate solo per utilizzare una minima parte del loro corpo: le pinne di squalo sono il triste esempio di una mattanza che mette a rischio il delicato ecosistema marino. Gli squali ovviamente non possono sopravvivere alla mutilazione e vengono uccisi per un prodotto dai pochi grammi di peso.

Ad altre specie è poi riservata una morte se possibile ancora più crudele: astici e aragoste sono bolliti vivi. In Svizzera questa pratica è vietata dal 2018, ma in Europa è ancora possibile infliggere questa tortura ai crostacei, animali delicati e sensibili, il cui lamento durante la cottura dovrebbe far gelare il sangue.

Riporto alcuni video dal canale YouTube di ANIMAL EQUALITY ITALIA che rendono evidente cosa si nascondo dietro ciò che siamo abituati a mettere nei nostri piatti, senza ragionare sul vero costo del nostro pasto.

La pesca intensiva è poi una vera rovina anche per l’ambiente. Il WWF e molte altre organizzazioni hanno già denunciato come in molti mari e laghi il numero di pesci pescati risulti superiore alla loro capacità riproduttiva. I metodi utilizzati, come le reti a strascico, causano la distruzione dei fondali e determinano catture accidentali anche di specie in via di estinzione, condannando ad un sacrificio inutile animali le cui carni poi non vengono consumate. Molte reti, poi, vengono semplicemente abbandonate in mare, imprigionando e condannando a morte i pesci di ogni dimensione che vi restano impigliati.

Ricorda che anche i pesci provano ansia e dolore e che il loro consumo è tutto fuorché necessario per la nostra salute e il nostro benessere.

Salute

Una dieta può essere perfettamente bilanciata e salutare senza alcun prodotto di origine animale. Al pesce sono riconosciute alcune proprietà a prima vista interessanti per la nostra alimentazione, come le proteine di elevata qualità e il contenuto di omega 3. Si tratta di aspetti che possono essere facilmente inglobati in una dieta vegana, bastano due cucchiaini di olio di semi di lino al giorno per assumere un quantitativo di acidi grassi essenziali più che sufficiente, quanto all’apporto proteico, le diete vegane equilibrate non hanno nulla da invidiare alle diete onnivore.

Sul blog troverai molti articoli per approfondire nel dettaglio questi temi!

Considerazioni finali

  1. Il consumo di pesce comporta sofferenza per gli animali e non è necessario per la nostra salute.
  2. Normalmente, non hai modo di conoscere la provenienza del pesce che acquisti in un punto vendita o al ristornate. Non puoi sapere con quali metodi è stato pescato, né quale sia stato l’impatto ambientale a cui, con il tuo acquisto, stai di fatto contribuendo.
  3. Da quando ho iniziato a fare diving considerare il pesce come un alimento per umani mi risulta difficile. I fondali marini sono magnifici, chissà se riusciremo a salvaguardarli… hanno il loro delicato equilibrio, che l’uomo riesce, in genere, solo ad alterare. Se non sei pronto per eliminare il pesce dalla tua alimentazione puoi almeno cercare di ridurne il consumo.
  4. Gli animali non sono oggetti, il loro consumo implica il sacrificio di una vita, questo non possiamo dimenticarlo.

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