L’industria della carne

mucca delle Highlands scozzesi libera

La carne sembra essere un alimento ormai parte della nostra quotidianità. Ma non è sempre stato così… solo 50 anni fa i consumi di carne erano molto inferiori, la carne era consumata saltuariamente e si era maggiormente consapevoli del fatto che la carne nei nostri piatti è il risultato dell’uccisione di un animale. E le malattie croniche erano molto meno numerose.

Faccio fatica a sintetizzare tutto ciò che vorrei scrivere… qui posso fornire solo uno spunto di riflessione, rinvio chiunque volesse approfondire il tema etico alla lettura del bestseller di Giulia Innocenzi, dal titolo autoesplicativo “Tritacarne”, e per l’aspetto salutistico al libro “Il cibo dell’uomo” di Franco Berrino.

Etica

Oggi si tende a dare per scontato che la carne possa essere acquistata a prezzi ridicoli (basti pensare al costo di un hamburger nei fast food) ed essere quindi parte della nostra alimentazione quotidiana. Peccato che questo prezzo di vendita irrisorio sia il risultato del taglio dei costi da parte dei produttori, taglio di costi che vede quale primo sacrificio il benessere degli animali allevati.

Certo un animale sano vale di più per l’industria di un animale malato, ma realizzare concretamente un vero “benessere animale” ha un costo spesso considerato eccessivo. Gli allevamenti intensivi sono industrie e come tali privilegiano una logica economica: laddove è possibile tagliare i costi, mantenendo un livello di produzione soddisfacente, i tagli vengono fatti.

Gli animali non sono oggetti, possono soffrire e per causa umana soffrono molto.

Un maiale è mediamente più intelligente di un cane, dovrebbe poter esprimere un comportamento esplorativo per vivere una vita degna ed evitare comportamenti anomali, quali il cannibalismo che molto spesso si registra negli allevamenti intensivi dove i maiali, esasperati dalle condizioni di vita cui sono costretti, spesso si mangiano letteralmente tra loro, strappandosi in primis le estremità: coda, orecchie e genitali. La risposta dell’industria? Non il miglioramento delle condizioni di vita, bensì la mutilazione. Le scrofe, poi, sono costrette in gabbie in cui spesso non riescono neppure a muoversi, allattano i piccoli senza poterli leccare e senza poter aiutare i cuccioli più deboli, che muoiono dinnanzi ai loro occhi. E non stiamo parlando di allevamenti ubicati in chissà che paesi arrerati… questo avviene negli allevamenti italiani, fonti di materie prime per i nostri “pregiati” prodotti DOP, come il prosciutto di Parma.

Considerando che le immagini possono valere più delle parole, riporto di seguito una serie di video, tutti tratti dalle preziose indagini che Animal Equality ha condotto in Italia. Ti invito a seguire il loro canale YouTube e i loro profili sui social per avere aggiornamenti sulle petizioni che hanno creato e per guardare con occhio critico un’industria diventata disumana.

Non migliore è la sorte riservata a ovini e bovini. Gli allevamenti intensivi spesso ospitano mucche e manzi a cui non sarà mai concesso di passeggiare e pascolare all’aria aperta, animali chiusi in gabbie, in recinti o in capannoni, senza libertà di movimento, senza poter assecondare i basilari istinti affettivi e sessuali. Non di rado sono l’esito di una selezione genetica che ha permesso la creazione di una razza che cresce e ingrassa più in fretta, per garantire che il capo di bestiame sia pronto in tempi sempre più brevi per essere portato al macello. Sempre che al macello non siano destinati direttamente i cuccioli, perché quando acquistiamo vitello, maialino, capretto o agnello stiamo comprando una vita che non ha neppure avuto modo di affacciarsi sul mondo.

I polli cosiddetti da carne sono allevati in capannoni affollati, dove si possono facilmente trovare 10 o 15 polli per metro quadro. La formula “allevamento a terra” prevede semplicemente che il suolo sia rappresentato da terreno, quindi togliamoci dalla testa le immagini bucoliche dei polli che razzolano in campi aperti: per l’intero ciclo di vita dell’animale possono non essere previsti né pascoli all’esterno né luce naturale. In natura un pollo potrebbe avere un’aspettativa di vita di 7 anni, negli allevamenti vengono macellati non appena raggiungono il peso ideale per essere venduti. La selezione delle razze “migliori” fa sì che in pochi mesi i cuccioli siano già cresciuti a dismisura, al punto che le zampine possono spezzarsi per il peso eccessivo acquisito in un tempo poco naturale.

La prossima volta che vedi il pollo in vendita a prezzi ridicolmante bassi, ricordati che questo è il risultato di un industria di produzione disumana.

Chi sopravvive a questo inferno non ha ancora subito il peggio: a seguire un trasporto massacrante verso la morte e la macellazione. Gli autocarri sovraffollati possono trasportare gli animali, anche i cuccioli, attraverso più nazioni, senza che questi abbiano accesso ad acqua o cibo, senza riposo, senza possibilità di sgranchirsi le zampe. Cadere significa rischiare di essere calpestati e di morire agonizzanti schiacciati dai compagni di viaggio. E giunti a destinazione si tocca il culmine dell’orrore. Le linee di macellazione hanno obiettivi di produttività oraria: difficile vi sia il tempo di verificare che tutti li animali siano correttamente storditi. I capi sono quindi spesso consapevoli di ciò a cui stanno andando in contro e sono coscienti quando viene loro tagliata la gola, quando vengono squartati, decapitati o uccisi in altri modi.

Ovviamente esistono delle leggi per tutelare gli animali in questa fase così delicata… ma in alcuni macelli si arrivano ad uccidere 350 capi all’ora, immaginate quale possa essere l’attenzione che gli operai dedicano alla fase di stordimento. Alcune tradizioni, poi, non prevedono la possibilità di stordire l’animale prima dell’uccisione, come nel caso della carne Kosher. Basta non acquistarla? Vi sfido a non farlo. Solo alcuni tagli kosher sono destinati al mercato islamico, gli altri arrivano tranquillamente, senza alcuna indicazione specifica per il consumatore, nei banchi di supermercati o nelle filiere di produzione di prodotti che contengono carne.

Ci scandalizziamo tutti per l’uccisione dei cani in Cina o per le condizioni dei wetmarket, ma non muoviamo un dito contro gli orrori che si compiono a casa nostra. E non mi addentro su altri allevamenti intensivi, quali gli stabilimenti per la produzione del foie gras e quelli in cui sono condannati a vivere i conigli…

Salute

L’argomentazione spesso usata da molti detrattori del veganesimo, secondo cui la carne è essenziale per il corretto apporto proteico, si è dimostrata assolutamente infondata. Le proteine delle carne possono essere facilmente sostituite in un regime vegano, banalmente consumando nell’arco della stessa giornata legumi e cereali integrali.

Sono moltissimi gli studi che evidenziano, invece, i benefici di una dieta priva di carne. L’Italia può vantare in questo campo nomi di ricercatori illustri, come Berrino e Veronesi, le cui numerose pubblicazioni evidenziano, spesso il beneficio di una dieta che non prevede il consumo di carne.

La medicina ha fatto moltissimi progressi in tutti campi negli ultimi decenni, la causa di numerose patologie resta però ancora ignota. Spesso si sente parlare di sostanze cancerogene, di cosa si tratta? I carcinogeni sono i principali fattori, ad oggi identificati, che rappresentano le cause esogene o ambientali alla base della comparsa dei tumori. Il cancro è una malattia multifattoriale, le cause che ne determinano la comparsa sono numerose e non tutte note, ma un fattore di rischio legato all’alimentazione è stato chiaramente individuato da numerosi studi: la formazione di nitrossamine.

Si tratta di sostanze che si formano per azione dell’acido nitroso sulle ammine. Questa reazione avviene comunemente durante la cottura della carne elevate temperature (esempio: arrostimento e frittura), ma si verifica anche all’interno dell’organismo.

Per la formazione endogena di nitrosammine occorre l’assunzione, con la dieta, di nitriti (NO2) e nitrati (NO3), sostanze presenti naturalmente anche nei cibi vegetali e spesso impiegate dall’industria per mantenere alcune caratteristiche organolettiche delle carni e prolungarne la conservazione. I nitriti, presenti come tali o derivati dalla riduzione dei nitrati, si combinano con le ammine (composti organici presenti soprattutto negli alimenti proteici animali), generando nitrosamine, solo in parte questa reazione può essere contrastata dalla vitamina C.

Sebbene i nitriti siano contenuti sia nei cibi vegetali sia nei cibi animali, la formazione di nitrosammine avviene solo in presenza di cibi animali (carni), anche perché la reazione richiede la presenza di creatina.

Questo è solo uno dei temi che possono farci riflettere sull’opportunità di eliminare la carne dalla nostra alimentazione. Sono davvero numerosi i vantaggi che una dieta vegana può offrire sia in condizioni fisiologiche sia per prevenire e contrastare situazioni patologiche. Nel blog troverai molti articoli dedicati appositamente a questi aspetti!

Considerazioni finali

  1. Si può fare a meno della carne. Davvero si può. A livello di salute una dieta priva di carne, ben bilanciata, non crea alcun problema, anzi possiamo trarne grandi benefici.
  2. Qualcuno potrebbe evidenziare come non tutti gli allevamenti, i trasporti e i macelli siano luoghi dell’orrore. Può darsi, ma quando siete al ristorante e ordinate una bistecca o quando comprate la carne al supermercato, ad oggi, non avete alcun modo di verificare le condizioni di vita e di morte che state acquistando. Appagare il senso del gusto, che si può soddisfare in mille altri modi, vale davvero il rischio di rendersi complici di questi orrori?
  3. Io non riuscirei più a mangiare la carne, ma immagino servirà tempo prima che tutti ne facciano a meno. Un primo passo però può farlo chiunque: inizia a ridurre il tuo consumo di carne, inizia ad evitare quella che ti viene proposta a prezzi ridicolmente bassi (chiediti come possano i fast food proporti offerte così convenienti) e inizia a chiedere la provenienza di ciò che metti nel tuo piatto.
  4. Siamo tutti responsabili delle sofferenze di questi animali, perché, oggi più che mai, è il consumatore che guida il mercato. Il potere degli acquirenti è immenso: se non acquisti certi prodotti, nessuno avrà più interesse a produrli.

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